Niardo For Bike


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Liberi pensieri sul doping

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Questa pagina nasce dalla passione per il ciclismo e da un senso di disagio ad esso riferito, che si ripresenta periodicamente ogni qualvolta sui giornali impazza l’apocalittico scandalo doping del momento...
Da semplice innamorato del ciclismo che si entusiasma ancora come un bambino davanti alla prima bicicletta… Con chi devo lamentarmi? Con i ciclisti che son tutti dopati? Con i media che strombazzano la cosa? O con la gente comune che spesso giunge a conclusioni affrettate?
Ognuno di noi potrà avere un’opinione diversa in merito, ma penso che in ogni caso la gestione del problema da parte di chi doveva risolverlo sia stata profondamente sbagliata.. Sia il buonismo che la tolleranza zero che si sono alternati negli ultimi anni, hanno avuto come unico effetto che lo scandalo di alto livello ha poi pubblicizzato ai livelli più bassi che l’unico modo per arrivare in alto alla piramide sia scendere a compromessi...



DOBBIAMO ESSERE IL CAMBIAMENTO CHE VOGLIAMO VEDERE IN QUESTA SOCIETA’ (M.Gandhi)

Lungi da me il voler dire a chi pensa che i ciclisti (o gli sportivi professionisti in generale) sono tutti dopati, che invece sono tutti puliti.. Dirò invece che qualunque sia l’attuale livello di doping nello sport, se ognuno di noi iniziasse a pensare che si possa far sport di alto livello in modo pulito probabilmente daremmo un esempio diverso alle future generazioni… (ovviamente nel frattempo chi di dovere dovrebbe sbarazzarsi da certi personaggi ambigui)

NIARDO FOR BIKE A.S.D. si avvia a compiere il primo anno di vita, vorrei che qualsiasi genitore in futuro ci affidi il figlioletto per fargli praticare questo stupendo sport lo faccia con serenità, avendo la certezza che prima delle nozioni tecniche tenteremo di trasmettere valori, e far aprire gli occhi sui propri limiti e/o sulle proprie doti, ma soprattutto far capire che nelle corse vince chi taglia il traguardo per primo ma nella vita vince chi lo fa con la coscienza a posto.
Questo è quello che con il nostro umile posto nella famiglia del ciclismo possiamo e saremo orgogliosi di fare..

Tiziano

“Ci si può drogare di cose buone … una di queste è lo sport” (Alex Zanardi).

Parto da questa frase per dare le mie opinioni sullo sport, in particolare del ciclismo, di come esso è uno strumento prezioso per la gente che al di là dei livelli a cui viene praticato è utile per il benessere sia fisico che psicologico e di come esso dovrebbe o meglio deve essere praticato in modo pulito. Si è ormai abituati a sentire in televisione scandali riguardanti il doping con un occhio di riguardo al ciclismo di alto livello. Ma perché proprio questo sport? Ma i ciclisti sono veramente tutt dopati? Queste domande sono molto ricorrenti e forse dovute alla cattiva pubblicità dei media che di fronte a un fatto di positività scatenano intensi dibattiti. Il ciclismo è per molte persone lo sport “fatica” per eccellenza e quindi non è difficile affiancargli la parola doping. Si tralasciano spesso però tanti fattori tra cui la passione,la predisposizione a praticare questo sport, l’allenamento, i sacrifici che un atleta deve fare se vuole praticarlo ad alti livelli e soprattutto la voglia o meglio la grinta che ci devi mettere se vuoi ottenere risultati. Sono queste secondo me le cose che bisogna tenere bene in mente quando si parla di ciclismo e sono anche gli aspetti su cui bisognerebbe educare i giovani e l’intera società. Se quando una persona parla di ciclismo cominciasse a pensare anche a tutti questi fattori sarebbe già un passo in avanti contro la lotta al doping. E’ inutile però vivere nell’ipocrisia, il doping nello sport esiste ed è forse scatenato da forti interessi economici ma non è giusto che a farne le spese sia solo il ciclismo dato che forse si sono riscontrati così tanti casi di positività anche per il fatto che è lo sport più controllato. A questo punto sorge un altro quesito: ma per avere successo ne vale veramente la pena? E’ anche questa una domanda dalle risposte difficili da dare. Quando si insegue un sogno molto spesso si è disposti a tutto ed è difficile rinunciare. Forse il problema del doping si potrebbe risolvere anche solo essendo più sinceri e onesti con se stessi.
Dalla mia esperienza personale non posso dire altro che questo. Il ciclismo secondo me è anche una scuola di vita perché da questo sport ho imparato che per crescere bisogna lavorare, che il lavoro prima o poi paga, che le difficoltà sono fatte per rafforzarti e che queste servono per farti migliorare, ho imparato che gli errori servono da insegnamento per non commetterli più e che se non lavori nel modo giusto prima o poi i nodi vengono al pettine.

Giacomo Calzoni


Vorrei solo raccontarvi quello che ho imparato.
Quello che ho imparato è che le guerre non portano a nessun vincitore. Possiamo fare tutta la “lotta” al
doping che vogliamo, con i mezzi piu’ sofisticati ed i controlli anche su tutti gli attori dello spettacolo. Il problema si ridurrebbe certo, fino a quando non si troveranno nuovi modi di passare le maglie dei controlli o fino a quando queste maglie si allenteranno. Non si dovrebbe fare uso di doping, non per la paura dei controlli, ma semplicemente perche’ non e’ giusto farlo. Si perseguirebbe un fine con i mezzi sbagliati e ci si ritroverebbe con un pugno di mosche. O volete davvero credere che vincere, sapendo di aver barato, ci rende davvero felici? E poi siamo davvero sicuri che ne vale la pena? Al di la delle possibili ricadute sulla salute fisica, non vogliamo parlare delle ferite dell’anima, forse ben piu’ importanti? O del messaggio che comunichiamo alle future generazioni? Sarebbe come nascondere rifiuti tossici nell’orto di casa propria sperando, sotterrandolo, di risolvere il problema.
Quello che ho imparato è che a volte percorrere la strada meno battuta è una buona scelta, se si rispettano i propri
valori personali. Esistono alcuni principi e leggi naturali che trascendono i valori personali, le diverse culture e religioni: esiste davvero un senso di equità, onestà, rispetto e contributo che non ha tempo ed è indiscutibile.
Quello che ho imparato è che la
felicità non è un risultato, ma un processo. Il risultato è un premio, che non dipende da noi. E la felicità non dipende da quello che siamo o da quello che abbiamo.
Quello che ho imparato è che abbiamo sempre una possibilità di scelta e che esiste sempre un’
alternativa. Da questa possibilità di scelta parte la rivoluzione dentro di noi. Non serve aspettare soluzioni del problema dall’alto se non cambiamo i nostri comportamenti e le nostre convinzioni.
Soprattutto ho capito che tutte le cose che ho imparato occorre metterle in pratica. Sapere e non fare è come non sapere.


Marco Pinotti (Tratto dalla rivista ”Ciclismo” ed. Agosto 2009)



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